Il ballottaggio

Mi piacciono questi tempi. Sono tempi in cui non puoi fidarti quasi di nessuno. Certamente sempre meno di ciò che leggi su internet ed in particolare su blog come questo. Si perché adesso va in voga fare i finti blog, con finte statistiche e finti movimenti pseudo-etici che vorrebbero farci tifare per una multinazionale piuttosto che un’altra.

La quintessenza di questo modello è rappresentato da Apple, tra i primi a scoprire questo nuovo media e tra i migliori a saperlo gestire. Anche Google non se la cava male (a prenderci per il cu*o, intendo). Un sorrisino me lo tira la Microsoft: da colosso dell’informatica di massa è passata, nel corso negli anni, ad una specie di ragazzetto col moccio al naso a cui gli va (quasi) tutto storto: diciamo che per ora campa di quell’effetto volano che è stata la maledetta informatica degli anni 90 e dell’effetto “Visual Basic” che ha decerebrato intere generazioni di sviluppatori.

La Microsoft, si sa, copia e, da sempre, copia male; ed ha pure la pretesa di essere convincente nelle cose che fa. Un aneddoto che racconto sempre col sorriso sulle labbra, riguarda il tizio nell’immagine, tale Chaitanya Sareen, Senior Program Manager di Microsoft, che nel suo keynote ci presenta il nuovo concept della taskbar di Windows 7, che, badate, non è copiata dal dock di OSX, nooo, ma dalla taskbar di Windows 1.0. Eh eh, davvero, dico sul serio, guardate qui se non ci credete (avanzate fino all’immagine che vedete su). Anche la Apple ha ri-copiato la taskbar di Windows 7 (parlo dell’effetto Expose di Snow Leopard), almeno secondo me, solo che l’ha fatto con un pizzico di stile in più.

Ma sempre a proposito di copie, la Apple ha inventato gli spot “I’m a Mac and I’m a PC” e la MS che fa? Fa lo slogan e gli spot “I’m a PC” (e vabbè…), dove pubblicizza i PC…non Windows, Office o chissà quale prodotto MS…ma un PC HP, poi un Sony Vaio…e quindi? Dove sta scritto che PC=Windows? Lo sapranno loro.

Ma bando alle stupidaggini, ora invece parliamo del ballottaggio vero e proprio. Sappiamo, non fosse altro che ne trovate un cenno due post più giù, che è in atto una battaglia sull’HTML prossimo venturo. In realtà, per chi si può permettere di scaricare un browser gratuito come Safari 4 o Mozilla 3.5, il futuro dell’HTML è già arrivato. Già perché i grandi competitor dei browser (Apple, Mozilla, Microsoft, Google, Sun e Adobe) stanno cercando di monopolizzare, per ora, quello che è il mercato dei video on demand: parlo di YouTube, DailyMotion, Google Video ecc ecc.; ma ovviamente vogliono mettere le mani su tutto il cucuzzaro. Flash ha dominato incontrastato il regno della Rich Internet Application, concedendo, da buon sovrano, qualche regalia ad AJAX. Flash è stato sempre stato inviso da molti per via della “pesantezza” che introduce nei browser e sia Microsoft che Sun hanno cercato di soffiargli un po’ di successo con i loro Silverlight e JavaFX (con scarso successo, direi) senza offrire nessuna forma di alleggerimento sul sistema. Apple e Google, per quanto Apple sia un’alleata storica di Adobe, hanno deciso che il Flash era una tassa troppo alta per il loro mercato (iPhone e YouTube ad esempio) ed hanno cominciato la crociata per l’affermazione di HTML 5. Che c’è di strano? In HTML 5 cui spiccano due tag “VIDEO” e “CANVAS” particolarmente avversi alle tecnologie proprietarie: il primo schioderebbe, dai browser, Flash ed il suo odiatissimo formato FLV (in favore, si spera di codec open source come OGG/Theora) consentendo di incorporare video nelle pagine web senza ricorrere ad embedding o altri magheggi; il secondo scalzerebbe definitivamente Flash, Silverlight e Java(FX) per tutto il resto degli usi a cui viene demandato (applicazioni, applet, animazioni, giochini di varia natura). Alla Microsoft la questione rode parecchio perché con Silverlight e l’imminente lancio di Internet Explorer 8 era appena riuscita a piantare il primo chiodo per la scalata alla montagna Adobe.

Alla MS si sono detti: “E il Visual J# l’abbiamo buttato nel cesso, e Windows Presentation Foundation l’abbiamo dovuto buttare nel cesso, e Windows Workflow Foundation l’abbiamo buttato nel cesso…mo pure Silverlight e XAML no, eh! Visto che per la taskbar abbiamo tratto preziosi insegnamenti dal passato perché non andiamo a vedere come fece la MS ad imporre IE a tutta l’umanità?”. Detto fatto: direttamente dal 1995 swwwishh ecco un bel rispolvero di FUD in salsa 2.0. I “fatti” di IE8 (vi cito la riga relativa ai Web Standards) sono la risposta di Microsoft a quei “poveri firefoxisti rossi” (chi mi capisce è bravo) che scegliessero un browser con supporto HTML5:

Firefox and Chrome have more support for emerging standards like HTML5 and CSS3, but Internet Explorer 8 invested heavily in having world-class, consistent support for the entire CSS2.1 specification.

Per la serie, finalmente ci siamo arrivati anche noi e ci vantiamo per questo. Lo so, fa ridere, ma di questi tempi pare che siano queste il genere di sciocchezze che attirano le preferenze delle persone: è come dire “quelle foto sono innocenti” e sperare che ci si creda…ma a quanto pare…

Stranamente nei “fatti” mancano browser come Safari ed Opera che sono sconosciuti in quel di Redmond. Per farla breve siamo arrivati ad un ballottaggio: scegliere l’HTML5 e dimenticarsi di Internet Explorer per sempre o dimenticarsi HTML 5 (oppure scegliere entrambi e vivere una vita di atroci tormenti…l’ho già fatto una volta e mi basta, grazie).

HTML 5 è destinato a diventare uno standard W3C e sicuramente lo standard di riferimento sulla maggior parte dei dispositivi mobili (per evitare la pesantezza di flash). Microsoft ha deciso di mettersi di traverso e di proteggere i propri investimenti anche contro l’evidente incapacità che ha sempre avuto nella gestione dell’affaire Internet (ricordate Microsoft Network, e gli innumerevoli motori di ricerca MS di cui è pieno il dimenticatoio, e per l’appunto il loro browser vecchio di decenni). Impone i suoi standard contro la volontà del web di liberarsi dalle multinazionali. Votate! Volete un browser che supporta solo gli standard Microsoft o preferite alternative libere, o che supportino standard liberi? Ne va di tutto ciò che continuiamo ad immagazzinare nel web, di tutti i video e documenti che continuiamo ad accumulare e che un giorno potrebbero risultare illeggibili.

Non dormite! Non accontentavi della pappa pronta! E comunque lasciatevi sempre la possibilità di scegliere.

Zac

P.S.: se non riuscite ad avanzare nel video vuol dire lo state visualizzando su un sistema operativo che non è Windows. E quindi niente avanzamento! (guarda caso, il video è una registrazione fatta da Microsoft)

Cadere in trappola nella rete :(

Vi propongo la lettura di un interessante articolo di Richard M. Stallman che parla di una trappola in cui siamo cascati tutti con l’adozione di PHP, Javascript, ASP, JSP, Java e compagnia bella: lui la chiama la Trappola Javascript.

Il problema risiede nel fatto che la maggior parte delle web application che utilizziamo non sono open source in quanto non garantiscono i celebri 4 diritti dell’utente di software. Pensando che l’HTML o gli script JS, a cui accediamo tramite i nostri browser, siano sufficienti a garantirci l’apertura dei sorgenti, facciamo un errore madornale e non soltanto perché essi sono generati dinamicamente da codice che il più delle volte non è disponibile, ma anche perché non possiamo modificarli per fare in modo che la web application risponda meglio alle nostre esigenze.

Ossia la web application si comporta come un’applicazione closed source in quanto, anche avendone i sorgenti, non possiamo modificarla direttamente (al più la possiamo replicare su un nostro server) e anche modificando il sorgente lato client, gli attuali browser non consentirebbero l’esecuzione dei nostri script modificati o personalizzati. E non parliamo poi di quando utilizziamo applet, flash, sgnaps e cotillon vari ed eventuali. E’ una sorta di tivoization fatta su codice che il più delle volte non è nemmeno dichiaratamente open source (lo è in quanto siamo in grado di scaricare la porzione lato client).

La posizione in merito è decisamente forte e per alcuni potrebbe non essere facile accettare in toto le opinioni di Stallman. Ripudiare qualsiasi web application in funzione del fatto che utilizza codice, di fatto, non modificabile, potrebbe sembrare un eccesso, ma non si può negare che la recente esplosione del web 2.0 è in parte dovuto anche al controllo che i produttori di web application hanno sul loro software. I vari web office, web photoshop e web os non soffrono certo del problema della pirateria, del supporto tecnico su macchine ignote ed anzi, ci hanno pure guadagnato la gestione imperitura dei documenti dei loro utenti e l’uso a scopo pubblicitario che potrebbero fare/fanno. Molti produttori di software questo lo hanno capito molto bene e stanno dirottando i loro utenti verso questo genere di soluzioni.

E’ come se fossimo vittima di una sorta di principio di conservazione della chiusura dei sorgenti che, risolto il problema lato desktop, si ripropone, amplificato, sul web.

Leggendo l’articolo, mi sono chiesto se anche questo blog vi rendeva utenti incatenati da abiette politiche privatistiche; mi sono consolato col fatto che quello che scrivo è pubblico come anche il motore che muove il tutto. Magari non sarete in grado di sostituire il tema di KIT da soli o aggiungere una feature a questo blog (per togliere la pubblicità c’è Ad Block Plus), ma collegandovi al feed RSS potrete avere il vostro KIT personalizzato! (Fatto?)

Dovremmo lanciare la certificazione “Open Web Site”…è un idea. Che ne pensate?

Zac

Tsk…Miliardari

Tratto da Wikipedia:

While still with HP, Wozniak describes his moonlighting development, with Jobs, of the prototype of the arcade game Breakout for Atari, Inc in only four days. He also describes, without bitterness, how Jobs shortchanged him on the job. Jobs, who worked for Atari Inc., said he would give Wozniak half of “whatever they paid him” for development of the game. Jobs subsequently gave Wozniak $375, saying Atari Inc. paid him $750 for the game. Later Wozniak found out that Atari Inc. actually paid Jobs five thousand dollars for the game.

Immersi nel web

Nel seguire i blog o i propri feed RSS di tecnologia, mi rendo conto che, al di la della crisi economica che aleggia sulle nostre teste, nel mondo degli sviluppatori c’è un alacre lavorio in mille direzioni che, più che un web, sta portando alla costruzione di un mastodontico formicaio, ogni ramo del quale è fitto di idee, sostenitori più o meno accaniti ma, a mio avviso, mancante di quello spirito di integrazione col resto che si vedeva nella prima repubblica del web. Attenzione parlo di spirito e non di materia.

Parlo di linguaggi, tecnologie, browser e sistemi operativi. In ciascun ambito si può intravedere una scintilla di secessione, un modo di differenziarsi dall’antagonista quel tanto che basta per costringere i propri, a volte involontari, sostenitori o fruitori a non riuscire più, per pigrizia o per abitudine, a rinunciare alla scelta fatta. Per costringere l’utente ad entrare in un tunnel monomarca in cui si accetta tutto di quel brand oppure si è messi ala porta. Ed a quanto pare la gente è contenta di essere indirizzata in questo modo.

Parliamo di linguaggi. Ci sono quelli che ti offrono la pappa pronta, che cavalcano l’onda di una giovinezza perpetrata a colpi di imposizioni da monopolio (chi ha detto C#?) e quelli che cercano di convincere il mondo che i programmatori duri e puri non hanno bisogno di costrutti omogeneizzati ma di essere inseriti in dei contesti dove vince il buon senso, il riuso di tecniche assodate e ben collaudate e l’apertura degli standard (e qui la curva dell’Open Source penserà ai linguaggi GNU, altri a Java). In ogni caso, una volta immersi in un contesto, passare all’antagonista può creare traumi psicologici di non facile cura. Se scegli il linguaggio porti a casa tutto il pacchetto (DBMS, telefonino, sistema operativo, browser e bicicletta con cambio shimano a 18 velocità o a scelta il vibrotutto scioglipancia).

In molti, traumatizzati dalle precedenti migrazioni di contesto, si trovano, parati davanti a loro, eserciti di [PHP 5, Ruby, Groovy, Python 3000, JavaFX] oppure [Ubuntu, Opensuse, SlackWare, Windows XP, Windows Vista, Windows 7, Mac OS X] oppure [.Net, Java, C/C++] oppure [iPhone, Symbian, Android] tutti con i loro bei toolkit ed i loro bei video su YouTube che dicono “Can Your (Language|IDE|Browser|Phone|SO) do This?”…il più delle volte rimango abbagliato da tali potenzialità ma poi ricordo di essere quell’ingegnere informatico che le barzellette additano come “colui che risolve in modo incredibilmente efficiente un problema che prima non avevo” allora torno tranquillo a riprendermi dallo smascellamento di cui sopra e mi chiedo se davvero vale la pena migrare oppure no.

Eclatante il caso dei browser. Capeggiati dalla Apple al grido di “via Flash dai vostri siti” si addita il pargolo di mamma Adobe (proprio l’Adobe alleata storica di Apple) come essere il prodotto informatico più pesante per le nostre CPU (mobili…è scritto in piccolo nei proclami Apple), secondo solo al famigerato Vista. Adesso è tutto un tripudio di soluzioni alternative a Flash, ed intorno al suo capezzale si muovono squali famelici dai nomi Silverlight, JavaFX, MoonLight, Canvas di HTML 5 con l’ormai indomito Javascript, incontrastato dazio da pagare alla più misera pagina web che voglia elevarsi dal più elementare saluto al mondo intiero (e chi mi capisce alzi la mano).

Adesso ci si mette Mozilla. Nata come fulgido esempio di Bazaar contro la cattedrale dalle tetracromiche finestre, sta ultimamente balzando di palo in frasca, rincorsa da Google, che vorrebbe farne un’arma di distruzione di massa e che, nelle sue greche incarnazioni (questa non la capite), lascia intravedere oscuri presagi di tragedia. Un tempo, quando i miei caratteri più premuti della tastiera erano “<" e ">” bestemmiavo contro la mancanza di standard nell’HTML, visto che i siti che realizzavo funzionavano solo su un browser per volta, a meno di non ricorrere ad orpelli vari che, di fatto, raddoppiavano lo sforzo di progettare un sito web. Anche all’epoca, così come oggi, si creavano le schiere dei Guelfi IEsiani, contro i Ghibellini Mozilliani.

Ora che anche Internet Explorer ha capito che l’HTML è, suo malgrado uno standard, l’attenzione si sposta sulle Rich Internet Application…li nessuno ha detto niente…e come il pasticciotto leccese, diventato leccese per scarso interesse degli altri comuni italiani, anche per le RIA, chi prima arriva, prima alloggia. Questa volta, però, sembra che nessuno stia combattendo per uno standard, ma ognuno porta avanti una sua idea differente di vedere le RIA. E quindi la Microsoft, che ha gli orologi di internet puntati a circa due anni indietro al resto del mondo, ci propone la sua copia di Flash, che però col DotNet è più bella, più facile e più EZ per tutti. Java che in questi anni ha scavato sotto i nostri piedi di nascosto si propone con JavaFX, che è sempre lo stesso java di prima solo più cool, più trendy, più…buh…quelli che lo usano dicono che è bello…ma secondo me solo perché si sbrigano prima a definire le interfacce al posto di usare le solite librerie Swing. Poi c’è MoonLight…lasciamo perdere. Poi c’è l’HTML 5 con il suo Canvas…bello, wow, woot, graaande…però è uno standard imposto da Apple, imposto per il suo iPhone, per il store e per tutto ciò che ci gira intorno…ed il contributo della community, va a farsi benedire. E Mozilla che fa? Visto che con XUL non se l’è filata nessuno (o molto pochi), adesso eleva JavaScript a linguaggio di primo livello, in grado di girare solo su Firefox, per sviluppare applicazioni web di nuova generazione; e dimostra che col suo browser possiamo addirittura fare un sistema di motion tracking (citiamo anche il recente Bespin, esempio di transumanza di massa, verso gli IDE web based)

Bello, open source…non dico di no…anzi…ma gli standard? Io che sono un programmatore dovrò dire le stesse parole di chi sviluppava siti con FrontPage? “Attenzione questo sito si può vedere solo con Firefox…gli altri browser, d’altronde non valgono niente…”…mmmhhh…no…non sarebbe nel mio stile. Rinunciamo al progresso e ci teniamo HTML4….mmah…non saprei.

Fatto sta che comincio ad averne abbastanza di sentirmi diviso tra Apple/Windows/GNU-Linux, tra Firefox/Safari/Internet Explorer (lo metto per voi che vi immedesimate nell’io della frase), tra .Net/Java/Gnu/ObjectiveC, tra iPhone/Symbian/Cineserie varie….

Anzi a tal proposito…la cosa che mi ha spinto a scrivere questo post è stato proprio l’imperversare delle cineserie nel mondo informatico. E’ tutto un copiare l’interfaccia, lo stile, ed il minimalismo dei prodotti Apple: fanno un netbook? l’ho fanno come il MacBook Air, però brutto e magari con una distro linux che scimmiotta Mac OS X. Devono fare un Reader di eBook? Un tempo avrebbero fatto un mostro multiforme, stracolmo di pulsanti. Adesso hanno imparato il design e lo stile e lo fanno minimalista…prendono un’iPod, lo fanno grande come un quaderno e voila…l’eleganza della soluzione cinese…Un iPoddone che vi consente di leggere libri. Per non parlare dei cellulari. A parte quell’orrore di usabilità di Windows Mobile, che se avete un dito sottile come uno stuzzicadenti poi orrore non è, tutti copiano l’interfaccia dell’iPhone…come se il pubblico fosse un blob beota che non sa usare un cellulare se non trova in esso l’esatta disposizione dell’interfaccia come sull’iPhone.

Io apprezzo la diversità, la customizzazione, l’estensibilità e anche il coraggio di proporre idee innovative ed intelligenti. Riesco ancora ad apprezzare il fatto che posso ammutolire la sveglia del mio cellulare quando, a occhi chiusi lo prendo e trovo a tentoni il tasto per spegnerla. Ci vuole la capacità di proporre soluzioni nuove ma che siano aperte a tutti, e non blindate dietro una licenza che accetto solo perché il web mi ha bombardato così tanto da desiderare un oggetto indipendentemente dalla sua funzionalità o dalle sue restrizioni. E soprattutto voglio avere la libertà di migrare da una soluzione all’altra senza dover passare da mille club, gruppetti e curve da stadio di qualsivoglia natura.

Se siete arrivati fino a qui vi ringrazio per la pazienza.

Zac

Prince of Persia

Prince of Persia è un videogioco che ha sempre esercitato su di me un fascino incredibile. Tutto in questo videogioco riesce a trasmettere un’atmosfera di magia e di coinvolgimento che solo pochi altri capolavori sono riusciti a fare.

(sto video sembra brutto…ma all’epoca era davvero sorprendente, per me)
Il gioco fu il parto di Jordan Mechner, nome che è legato indissolubilmente alla mia adolescenza di videogiocatore, sin dal suo primo Karateka (di cui sentiremo di nuovo parlare molto presto), un personaggio a cavallo tra il suo essere sviluppatore e game designer ed il suo istinto per la regia. La sua visione viene trasmessa dai suoi videogiochi che, tra i primi, non chiedevano di accumulare punti, raccogliere bonus o di “mettere il record” ma semplicemente di vivere la vita a disposizione, per compiere quella che era la missione dell’eroe di turno.
Con Karateka già si assiste ad un videogame misto a sequenze cinematiche che cambieranno per sempre il modo di intendere i giochi. Con Prince of Persia, Jordan Mechner introduce la tecnica del rotoscoping nei videogiochi: egli riprese il fratello che si scapicollava in giardino per poi digitalizzare il tutto con un Apple ][. Le animazione fluide del Principe fecero storia e quello che vediamo oggi nei videogiochi nacque tutto dalle idee che stavano in Prince of Persia.

Nel terzo millennio Prince of Persia, dopo un seguito da dimenticare, rinacque a nuova vita stravolgendo nuovamente il mondo del game design: ora il Principe si muove tra paesaggi tridimensionali, realizzati in modo magistrale e sfoggia mosse di abilità coreografate ad arte; i designer riescono a realizzare un metodo di interazione col personaggio che consente al giocatore di utilizzare con semplicità un numero incredibile di acrobazie. Ogni combattimento, per quanto furioso e sanguinario, affascina anche per l’eleganza dei movimenti del principe.

Quest’anno esce un nuovo seguito della saga (il settimo contando anche l’infame Prince of Persia 3D) che propone una nuova veste grafica ma soprattutto, a vent’anni dal primo Prince of Persia, vedremo il principe in carne ed ossa. Finora le versioni cinematografiche dei videogiochi non sono mai state all’altezza delle versione videoludiche dei film. Chissà che Prince of Persia non segni una tappa di svolta anche in questo settore.

Vi lascio con un video che vi fa intravedere qualche scena del film

Zac

Javaday Roma Terza Edizione: There is no day like Javaday

Sarà sabato, 24 gennaio 2009, la Terza edizione del Javaday Roma http://roma.javaday.it.

L’evento è direttamente organizzato dai membri della Community Java italiana, con lo scopo di avere una manifestazione fortemente tecnica, focalizzata su: Java, i nuovi linguaggi e le tecnologie emergenti.
Il programma composto da 24 interventi, sarà suddiviso in 5 tracce principali: Core Java – What’s hot, Next generation Web, Java Enterprise, Open Source, New Languages.
I relatori degli interventi provengono sia dalla Community Java italiana sia internazionale.

Per favorire il coinvolgimento degli studenti la manifestazione sarà ospitata dall’Università Roma TRE.

Ci sarà una Campagna CV: i partecipanti potranno consegnare i loro Curriculum Vitae alle società sponsor. I rappresentati delle società saranno a disposizione per fornire informazioni sulle attività svolte dalle rispettive aziende.
Iona Progress, Red Hat, Ilog, SpringSource, Sun Microsystems, sono alcune delle società che hanno aderito all’iniziativa, la lista completa è disponibile sul sito del Javaday Roma.

La partecipazione è gratuita.

Informazioni logistiche:
Quando: sabato, 24 gennaio 2009
Dove: Roma, Facoltà di Ingegneria, Università Roma TRE
Sito: http://roma.javaday.it/

Infer.Net

No, non è un gioco di parole e, ammetto, ho riso davvero per tanto tempo prima di capire il motivo che ha spinto la Microsoft a scegliere un nome così infelice per la sua nuova libreria.

Si perché Infer.Net è l’ennesimo parto dell’area Research della Microsoft (per intenderci quelli che hanno creato F#, C-Omega e altri progetti simpatici). Scopo di questa libreria è quello di fornire tutti gli strumenti tipici del calcolo probabilistico e della creazione di algoritmi che su di essi basano i loro risultati.

null

Nel video introduttivo, e nella relativa documentazione, è possibile assistere ad algoritmi che imparano a classificare le immagini in base ai nostri input (i famosi filtri Bayesiani) in modo semplice e utilizzando un insieme di classi che ci consentono di passare facilmente dal modello probabilistico al codice.

In pratica, scopo della libreria (disponibile in download come beta), è quello di consentire la creazione di algoritmi di inferenza Bayesiana fornendo una serie di classi già pronte allo scopo.

Un primo semplice (e forse banale esempio) è il seguente: supponiamo di avere due monete e di voler valutare la probabilità che lanciando in aria entrambe, cadendo, mostrino testa

Variable firstCoin = Variable.Bernoulli(0.5);
Variable secondCoin = Variable.Bernoulli(0.5);
Variable bothHeads = firstCoin & secondCoin;
InferenceEngine ie = new InferenceEngine();
Console.WriteLine("Probability both coins are heads: "+
        ie.Infer(bothHeads));

Il risultato è (ovviamente):

Probability both coins are heads: Bernoulli(0.25)

Possiamo però utilizzare l’inference engine per osservare una variabile e decidere la probabilità di un evento. Supponiamo che la variabile (bothHeads) che indica che entrambe le monete sono cadute come testa sia falsa e vogliamo calcolare la probabilità che la prima moneta sia testa; useremo il seguente codice:

bothHeads.ObservedValue=false;
Console.WriteLine("Probability distribution over firstCoin: " + 
        ie.Infer(firstCoin));

il risultato sarà:

Probability distribution over firstCoin: Bernoulli(0.3333)

a cui possiamo facilmente arrivare notando che se la variabile bothHeads è false ciò implica una delle possibili condizioni sulle due monete: (testa, croce) (croce, testa) (croce, croce). Quindi la probabilità che la prima moneta sia testa è 1/3.

Buone inferenze!

Zac

Advertising, advertising, advertising

I ragazzi di Stanford, che vi presento ora, devono essere dei grandi fan di Steve Ballmer e dei suoi motti tripli, visto che hanno messo a punto una tecnologia che magari vedremo presto in azione nei video(giochi) di nostra quotidiana fruizione. Se si pensa che la prossima piattaforma ludica di id software, Quake Live, baserà i suoi introiti esclusivamente sulla pubblicità in game, possiamo pensare che il sogno di PCZ finalmente sta per avverarsi: media gratis per tutti ma infarciti fino all’esasperazione di video pubblicitari.

La tecnologia in questione si chiama ZunaVision e consente con pochi semplici click di identificare un’area che il software è in grado di seguire e sostituire con un video di qualsiasi natura.

In se la tecnologia non ha nulla di sconvolgente, se non l’adozione congiunta di molte tecniche note, in un prodotto di facile fruizione. Lascia però intravedere che, in un prossimo futuro (per non copiare il motto di un blog amico), i video potranno essere manipolati da chi li manda in onda o da chi li vende inserendo pubblicità che li riguardano. Si può pensare che gli stessi produttori di video potranno predisporre aree opportune, nelle loro inquadrature per favorire questi inserimenti. Se ciò porterà a dei vantaggi per i fruitori non è dato saperlo, ma se l’idea che io e due miei colleghi avemmo nel lontano 1995 si dovesse avverare, potremmo sperare di ottenere media gratuiti ripagati dagli introiti pubblicitari. E pensare che non ci abbiamo guadagnato niente…

Zac