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Immersi nel web

Idee, WEB 2.0, Web

Nel seguire i blog o i propri feed RSS di tecnologia, mi rendo conto che, al di la della crisi economica che aleggia sulle nostre teste, nel mondo degli sviluppatori c’è un alacre lavorio in mille direzioni che, più che un web, sta portando alla costruzione di un mastodontico formicaio, ogni ramo del quale è fitto di idee, sostenitori più o meno accaniti ma, a mio avviso, mancante di quello spirito di integrazione col resto che si vedeva nella prima repubblica del web. Attenzione parlo di spirito e non di materia.

Parlo di linguaggi, tecnologie, browser e sistemi operativi. In ciascun ambito si può intravedere una scintilla di secessione, un modo di differenziarsi dall’antagonista quel tanto che basta per costringere i propri, a volte involontari, sostenitori o fruitori a non riuscire più, per pigrizia o per abitudine, a rinunciare alla scelta fatta. Per costringere l’utente ad entrare in un tunnel monomarca in cui si accetta tutto di quel brand oppure si è messi ala porta. Ed a quanto pare la gente è contenta di essere indirizzata in questo modo.

Parliamo di linguaggi. Ci sono quelli che ti offrono la pappa pronta, che cavalcano l’onda di una giovinezza perpetrata a colpi di imposizioni da monopolio (chi ha detto C#?) e quelli che cercano di convincere il mondo che i programmatori duri e puri non hanno bisogno di costrutti omogeneizzati ma di essere inseriti in dei contesti dove vince il buon senso, il riuso di tecniche assodate e ben collaudate e l’apertura degli standard (e qui la curva dell’Open Source penserà ai linguaggi GNU, altri a Java). In ogni caso, una volta immersi in un contesto, passare all’antagonista può creare traumi psicologici di non facile cura. Se scegli il linguaggio porti a casa tutto il pacchetto (DBMS, telefonino, sistema operativo, browser e bicicletta con cambio shimano a 18 velocità o a scelta il vibrotutto scioglipancia).

In molti, traumatizzati dalle precedenti migrazioni di contesto, si trovano, parati davanti a loro, eserciti di [PHP 5, Ruby, Groovy, Python 3000, JavaFX] oppure [Ubuntu, Opensuse, SlackWare, Windows XP, Windows Vista, Windows 7, Mac OS X] oppure [.Net, Java, C/C++] oppure [iPhone, Symbian, Android] tutti con i loro bei toolkit ed i loro bei video su YouTube che dicono “Can Your (Language|IDE|Browser|Phone|SO) do This?”…il più delle volte rimango abbagliato da tali potenzialità ma poi ricordo di essere quell’ingegnere informatico che le barzellette additano come “colui che risolve in modo incredibilmente efficiente un problema che prima non avevo” allora torno tranquillo a riprendermi dallo smascellamento di cui sopra e mi chiedo se davvero vale la pena migrare oppure no.

Eclatante il caso dei browser. Capeggiati dalla Apple al grido di “via Flash dai vostri siti” si addita il pargolo di mamma Adobe (proprio l’Adobe alleata storica di Apple) come essere il prodotto informatico più pesante per le nostre CPU (mobili…è scritto in piccolo nei proclami Apple), secondo solo al famigerato Vista. Adesso è tutto un tripudio di soluzioni alternative a Flash, ed intorno al suo capezzale si muovono squali famelici dai nomi Silverlight, JavaFX, MoonLight, Canvas di HTML 5 con l’ormai indomito Javascript, incontrastato dazio da pagare alla più misera pagina web che voglia elevarsi dal più elementare saluto al mondo intiero (e chi mi capisce alzi la mano).


Adesso ci si mette Mozilla. Nata come fulgido esempio di Bazaar contro la cattedrale dalle tetracromiche finestre, sta ultimamente balzando di palo in frasca, rincorsa da Google, che vorrebbe farne un’arma di distruzione di massa e che, nelle sue greche incarnazioni (questa non la capite), lascia intravedere oscuri presagi di tragedia. Un tempo, quando i miei caratteri più premuti della tastiera erano “<" e ">” bestemmiavo contro la mancanza di standard nell’HTML, visto che i siti che realizzavo funzionavano solo su un browser per volta, a meno di non ricorrere ad orpelli vari che, di fatto, raddoppiavano lo sforzo di progettare un sito web. Anche all’epoca, così come oggi, si creavano le schiere dei Guelfi IEsiani, contro i Ghibellini Mozilliani.

Ora che anche Internet Explorer ha capito che l’HTML è, suo malgrado uno standard, l’attenzione si sposta sulle Rich Internet Application…li nessuno ha detto niente…e come il pasticciotto leccese, diventato leccese per scarso interesse degli altri comuni italiani, anche per le RIA, chi prima arriva, prima alloggia. Questa volta, però, sembra che nessuno stia combattendo per uno standard, ma ognuno porta avanti una sua idea differente di vedere le RIA. E quindi la Microsoft, che ha gli orologi di internet puntati a circa due anni indietro al resto del mondo, ci propone la sua copia di Flash, che però col DotNet è più bella, più facile e più EZ per tutti. Java che in questi anni ha scavato sotto i nostri piedi di nascosto si propone con JavaFX, che è sempre lo stesso java di prima solo più cool, più trendy, più…buh…quelli che lo usano dicono che è bello…ma secondo me solo perché si sbrigano prima a definire le interfacce al posto di usare le solite librerie Swing. Poi c’è MoonLight…lasciamo perdere. Poi c’è l’HTML 5 con il suo Canvas…bello, wow, woot, graaande…però è uno standard imposto da Apple, imposto per il suo iPhone, per il store e per tutto ciò che ci gira intorno…ed il contributo della community, va a farsi benedire. E Mozilla che fa? Visto che con XUL non se l’è filata nessuno (o molto pochi), adesso eleva JavaScript a linguaggio di primo livello, in grado di girare solo su Firefox, per sviluppare applicazioni web di nuova generazione; e dimostra che col suo browser possiamo addirittura fare un sistema di motion tracking (citiamo anche il recente Bespin, esempio di transumanza di massa, verso gli IDE web based)

Bello, open source…non dico di no…anzi…ma gli standard? Io che sono un programmatore dovrò dire le stesse parole di chi sviluppava siti con FrontPage? “Attenzione questo sito si può vedere solo con Firefox…gli altri browser, d’altronde non valgono niente…”…mmmhhh…no…non sarebbe nel mio stile. Rinunciamo al progresso e ci teniamo HTML4….mmah…non saprei.

Fatto sta che comincio ad averne abbastanza di sentirmi diviso tra Apple/Windows/GNU-Linux, tra Firefox/Safari/Internet Explorer (lo metto per voi che vi immedesimate nell’io della frase), tra .Net/Java/Gnu/ObjectiveC, tra iPhone/Symbian/Cineserie varie….

Anzi a tal proposito…la cosa che mi ha spinto a scrivere questo post è stato proprio l’imperversare delle cineserie nel mondo informatico. E’ tutto un copiare l’interfaccia, lo stile, ed il minimalismo dei prodotti Apple: fanno un netbook? l’ho fanno come il MacBook Air, però brutto e magari con una distro linux che scimmiotta Mac OS X. Devono fare un Reader di eBook? Un tempo avrebbero fatto un mostro multiforme, stracolmo di pulsanti. Adesso hanno imparato il design e lo stile e lo fanno minimalista…prendono un’iPod, lo fanno grande come un quaderno e voila…l’eleganza della soluzione cinese…Un iPoddone che vi consente di leggere libri. Per non parlare dei cellulari. A parte quell’orrore di usabilità di Windows Mobile, che se avete un dito sottile come uno stuzzicadenti poi orrore non è, tutti copiano l’interfaccia dell’iPhone…come se il pubblico fosse un blob beota che non sa usare un cellulare se non trova in esso l’esatta disposizione dell’interfaccia come sull’iPhone.

Io apprezzo la diversità, la customizzazione, l’estensibilità e anche il coraggio di proporre idee innovative ed intelligenti. Riesco ancora ad apprezzare il fatto che posso ammutolire la sveglia del mio cellulare quando, a occhi chiusi lo prendo e trovo a tentoni il tasto per spegnerla. Ci vuole la capacità di proporre soluzioni nuove ma che siano aperte a tutti, e non blindate dietro una licenza che accetto solo perché il web mi ha bombardato così tanto da desiderare un oggetto indipendentemente dalla sua funzionalità o dalle sue restrizioni. E soprattutto voglio avere la libertà di migrare da una soluzione all’altra senza dover passare da mille club, gruppetti e curve da stadio di qualsivoglia natura.

Se siete arrivati fino a qui vi ringrazio per la pazienza.

Zac

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Advertising, advertising, advertising

Idee, VideoGames

I ragazzi di Stanford, che vi presento ora, devono essere dei grandi fan di Steve Ballmer e dei suoi motti tripli, visto che hanno messo a punto una tecnologia che magari vedremo presto in azione nei video(giochi) di nostra quotidiana fruizione. Se si pensa che la prossima piattaforma ludica di id software, Quake Live, baserà i suoi introiti esclusivamente sulla pubblicità in game, possiamo pensare che il sogno di PCZ finalmente sta per avverarsi: media gratis per tutti ma infarciti fino all’esasperazione di video pubblicitari.


La tecnologia in questione si chiama ZunaVision e consente con pochi semplici click di identificare un’area che il software è in grado di seguire e sostituire con un video di qualsiasi natura.

In se la tecnologia non ha nulla di sconvolgente, se non l’adozione congiunta di molte tecniche note, in un prodotto di facile fruizione. Lascia però intravedere che, in un prossimo futuro (per non copiare il motto di un blog amico), i video potranno essere manipolati da chi li manda in onda o da chi li vende inserendo pubblicità che li riguardano. Si può pensare che gli stessi produttori di video potranno predisporre aree opportune, nelle loro inquadrature per favorire questi inserimenti. Se ciò porterà a dei vantaggi per i fruitori non è dato saperlo, ma se l’idea che io e due miei colleghi avemmo nel lontano 1995 si dovesse avverare, potremmo sperare di ottenere media gratuiti ripagati dagli introiti pubblicitari. E pensare che non ci abbiamo guadagnato niente…

Zac

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Per me deve mancare?

Idee, WEB 2.0

Tutto il web ne parla, addirittura i TG ne parlavano contemporaneamente al web…Google Chrome è la prima delle novità di questo 09/08 (Vedremo Apple e Microsoft cosa risponderanno sui loro rispettivi territori).

Ve ne parlo illustrando la mia umile opinione in merito, ma vi dico già da ora che non l’ho provato e non lo proverò (per ora). La vespa che mi ronza in testa è ovviamente la domanda del millennio: perché Google ha realizzato un suo browser? Sponsorizza Firefox, finanzia Firefox ed ora gli fa uno sgambetto del genere?

Penso di capire il perché, dopo aver analizzato il fumetto che lo riguarda; dal fumetto si evince che i punti chiave del browser sono stabilità, velocità e sicurezza. Tra le novità c’è inoltre la virtual machine in grado di far girare codice virtuale a partire da JavaScript. Nella mia mente, lo scenario che ho intravisto è quello che Google non ha intenzione di dominare il settore del web browsing nella sua totalità ma, soprattutto, quello delle (chiamiamole così) Desktop Web Application (meglio note come RIA, fino ad ora). Per la navigazione sul web a Chrome mancano tutti i gingilli a cui il Panda Rosso ci ha abituato inoltre, la scusa di rendere più sicure le web application attraverso la suddivisione in processi del browser, non mi ha convinto più di tanto. Ma se la suddivisione in processi la vediamo come feature necessaria a portare le web applications sul Desktop, ed eseguirle in tutta stabilità, tutto sembra più chiaro e coerente. Ed in effetti nei video si vede che è possibile salvare un link di una pagina web per riaprirlo successivamente come se fosse un’applicazione classica.

Questo gioverà non solo a Google, che delle RIA ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia, ma porterà molti sviluppatori a consigliare Chrome per eseguire le loro Web Application in funzione di una maggiore velocità di esecuzione del codice. In breve tutte le RIA potrebbero girare su un browser marchiato Google a tutto vantaggio della consolidazione di un marchio leader nel web.

Ed ora passiamo a V8. Inserire una VM nel browser aprirà la strada ad altri linguaggi all’interno del browser. Per ora abbiamo solo JavaScript ma in futuro nulla vieterà a Google di inserire altri linguaggi (Python su tutti) e di aggiungere altre librerie a supporto degli sviluppatori (sulla scia di Google Gears). Se Google facesse una mossa del genere, ovviamente si attirerebbe le ire del W3C e degli altri produttori di browser visto che, utilizzare un linguaggio di scripting diverso da JS, renderebbe il sito compatibile solo con Chrome; ma visto che il codice di Chrome è open source, Google potrebbe tranquillamente rispondere di prenderlo così com’è ed utilizzarlo.
Tenuto conto delle ultime tendenze in fatto di framework (flex ed air, java e javafx, internet explorer e silverlight) non stupirebbe se Google proponesse la sua G-Way di fare applicazioni web.

Come al solito, attendiamo ulteriori sviluppi.

Zac

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La programmazione prossima ventura…

.Net, Idee, Java

Non sono un estimatore della Microsoft, lo sapete, ma ho molta stima nel gruppo di lavoro che la Microsoft ha messo in piedi per realizzare l’architettura .Net. Per quanto inizialmente fosse la copia di tutte le idee sviluppate da Sun, negli ultimi due anni .Net è riuscita a far mangiare un pò di polvere a James Gosling e soci.

In un video presentato su Channel9 (purtroppo occore Silverlight per poterlo vedere), Anders Hejlsberg ci illumina su quelle che saranno le direttrici del C# 4:

  • più costrutti dichiarativi sullo stile di LINQ, raro esempio di innovazione targata Microsoft;
  • Dynamic vs Static, anzi Dynamic and Static (nel video queste due parole rappresentato circa l’80% dei termini pronunciati);
  • Parallel processing.

Queste direttrici saranno ampiamente svelate nella conferenza PDC 2008 ma per ora, il gruppo di lavoro, si è divertito a darci una anticipazione sui temi che vi verranno trattati in modo che noi, che di programmazione non ne capiamo niente, possiamo andare a cercarli e studiarli: ad esempio quanti di voi sanno cos’è la metaprogrammazione, cos’è la programmazione parallela, cos’è LINQ etc etc? Sicuramente tantissimi, ma quelli di M$ l’hanno scoperto ora e, a modo loro (abbastanza bene fino ad ora), cercheranno di rendere questi concetti accessibili alle masse.

Guardando il video, ma sapendo che alcuni dei cavalli di battaglia di Visual Studio sono i progetti open source IronPython e http://www.ironruby.net/, sembra strano vedere omini microsoft parlare bene di progetti che non appartengono alla loro casa madre: anche loro, come molti negli anni passati, sono rimasti folgorati dalle avanzate potenzialità di Python e dalle “evil features” di Ruby on Rails (tra cui l’alto grado di metaprogramming) e, facendo leva su questi mostri sacri dello scripting, annunciano che il “dinamismo” sarà alla base del prossimo .Net Framework.

Anche C#, mantenendo la sua natura di linguaggio “statico”, trarrà enormi vantaggi dai nuovi costrutti che, come LINQ, consentiranno di manifestare più facilmente i desideri dei programmatori. L’unica piccola parentesi, che i moschettieri si pigliano per parlare di J2EE, la aprono per denigrare quanto J2EE sia complesso, pesante e quanto invece Ruby e Python siano snelli e facili. Un pò hanno ragione ma comunque nessuno di questi tre prodotti è robba loro.

Tra i nuovi costrutti che verranno introdotti, PLINQ, la versione parallela di LINQ, di cui ne andiamo parlando da un bel pò, consentirà di sviluppare, facilmente, algoritmi che sfruttano la potenza dei processori multi-core. Ormai sappiamo già che questa tecnica non offrirà vantaggi rispetto alla gestione con i thread ma la semplicità di scrittura del codice ne risulterà notevolmente semplificata. E con essa anche l’adattamento di molti degli algoritmi già esistenti (in realtà non mi è sembrato che la scrittura di codice con un Parallel.For o con un .AsParallel() sarà poi così semplice come dicono). Il prossimo passo sarà quello di coinvolgere anche le GPU e le PPU nei calcoli dei nostri algoritmi paralleli.

Insomma mentre il java community process si arrabbatta per decidere se inserire o meno i closures nella prossima versione di Java, la Microsoft cerca di mantenere le distanze.

Vedremo se la comunità open source saprà, spero presto, prendersi la sua bella rivincita.

Zac

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ZacTools: AucTEX ed AquaMacs

Idee, Open Source

Lo so che, leggendo il titolo, un brivido freddo sarà scorso lungo la vostra schiena, ma AucTEX è l’unica estensione per Emacs che mi ha fatto provare la voglia di provarlo. Si tratta di un estensione (compatibile con Emacs, XEmacs e anche con l’ottimo AquaMacs, per Mac OS X) che consente di editare più agevolmente i file Latex e, addirittura di avere una preview delle equazioni e dei grafici inseriti nel codice Latex.

La versione che ho provato io è incorporata in AquaMacs e funziona davvero bene. Inoltre AquaMacs presenta una comoda toolbar per accedere alle funzioni più usate in latex ossia, compila preview e attiva/disattiva la preview di AucTEX.

Se qualcuno, nei commenti, volesse aggiungere qualche scorciatoia da lui preferita…

Zac

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Personal Augmented Reality

Idee

A volte ripenso al tizio della HP che pensava “che se ne fa la gente comune di un personal computer?” o a Bill Gates che progettò l’MSDOS per funzionare al più con 640KB di memoria e mi viene da pensare quali grandi o immense invenzioni un giorno avremo nelle nostre case o sulle nostre scrivanie a prezzi modici. Un tempo i computer occupavano stanze intere, oggi stanno all’interno di un cellulare e possiamo programmarli ed utilizzarli con estrema semplicità.

Ed ancora fino a circa 15 anni fa i cellulari erano poco più che dei ricetrasmettitori costosissimi, oggi sono ipersofisticati, ultraperformanti e “li trovi nelle patatine”.
In futuro potrebbero non esistere più i carrier di telefonia perché le connessioni wireless saranno così diffuse ed efficienti da non richiedere ponti radio, sistemi di localizzazione dell’utente e quant’altro. E magari nemmeno i cellulari.

Oggi sbarca nelle nostre case un sistema che è proprio del mondo accademico e militare: quell’Augmented Reality fatto di un mix tra riprese dal vivo ed immagini generate dal computer? Finora è stato utilizzato per arricchire una ripresa fatta con una telecamera o con una sonda medicale di dettagli che l’utente può utilizzare per interagire con la ripresa stessa. I soldati utilizzano da anni questi sistemi per le loro esercitazioni militari.

Ma noi utenti domestici? Cosa possiamo mai farcene di un sistema del genere? Solo la fantasia delle persone potrà dirlo ma, di sicuro, nel prossimo futuro la webcam non sarà un misero accessorio che rende più divertente comunicare con altre persone, ma diventerà il tramite per nuovi modelli di interazione con il computer, consentirà di utilizzarlo con maggiore naturalezza e, si spera, con maggiore soddisfazione. Vi lascio a due video che ci fanno capire cosa, già oggi, è possibile fare con le nostre webcam.

Nel primo video si assiste ad un sistema di augmented reality che utilizza delle “card” per istruire il computer su come orientare e visualizzare una scena artificiale che ha come sfondo la ripresa stessa della webcam. Sistemi simili prevedono anche strumenti di interazione come piccole bacchette in grado di indicare anche azioni particolari da eseguire.

Nel secondo video viene mostrato com’è possibile, con un pò di ingegno, realizzare un pad multitouch utilizzando una semplice webcam e dei driver opportuni.

Inoltre andate a vedere quello che fanno i ragazzi di Camtrax.

Zac



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Odiatissimo XML

Idee

So di andare controcorrente, soprattutto in tempi di apertura dei formati di interscambio dei dati basati su XML, ma io l’XML non l’ho mai potuto sopportare: né lui né i suoi derivati. Capisco il grande merito di aver introdotto un formato testuale human readable, ma l’uomo, fino a prova contraria, riesce a leggere meglio se si tolgono tutte quei “<", ">“, “/” di mezzo e, magari, al loro posto si mettono dei bei “a capi”. D’altronde, se non ve ne foste mai resi conto, nessun linguaggio di programmazione è mai stato sviluppato sulla scia di XML e derivati. XML è prolisso, grosso e lungo da scrivere (dite la verità, quanto odiate quei software/librerie che si configurano tramite file XML?).

Chi ha inventato XML ha avuto una buona idea, separare le informazioni dal loro uso o dalla loro presentazione. All’epoca della sua invenzione i tag di markup erano molto corti, ma, purtroppo non fece i conti con i grandi protagonisti dell’informatica, coloro che con le loro idee innovative hanno rivoluzionato il web, reso internet accessibile alle masse: i grandi geni della Microsoft: è grazie a loro che questo standard si è imposto come unico e solo mezzo per archiviare le impostazioni dei vari software, i documenti che scriviamo ogni giorno e i dati scambiati con i web services: fa nulla poi che per mandare un numero (ad esempio “0″, indicante il valore di una check box) dobbiamo scrivere “0” (e ci va bene) ossia la bellezza di 22 byte per un informazione che in binario ne richiede 4 e che in formato testuale “human readable” ne richiede 10. Per non parlare dei commenti che richiedono la tassa fissa di 5 byte per scrivere il tag del commento.

Provate a trasferire una tabella, diciamo di 1000 righe e 10 colonne, in XML e vedrete la splendida intuizione della Microsoft prendere corpo e sostanza. OpenOffice, che pure ha adotatto l’XML come standard, salva i propri documenti compattandoli…per rimediare alla pessima decisione di utilizzare XML per l’archiviazione dei documenti.

Ora ci sta provando il web a soppiantare questo macello con due standard: JSON (usatissimo nelle pagine web dinamiche o che utilizzano AJAX) e YAML (un formato che ricorda un programma Python ed usato, tra gli altri, dal Google App Engine).

A questi si aggiunge il supporto di Google che da poco ha rilasciato i sorgenti del suo Protocol Buffers che codifica le informazioni in un formato molto simile ad una classe java. I sorgenti rilasciati sono di una applicazione in grado di leggere queste informazioni strutturate e generare le classi, in grado di parsificarle, in Java, C++ o Pyton. Le prestazioni in termini di velocità sono notevoli, come anche il risparmio di spazio delle informazioni stesse.

Vedremo come la battaglia dei formati testuali andrà a finire (se battaglia ci sarà). Ma sappiate per chi NON tifo sin da adesso.

Zac

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Il futuro di tanti anni fa…

Idee

Navigando sulla rete ogni tanto trovo delle piccole curiosità risalenti alla paleo-informatica, un periodo di grande fermento in cui la conoscenza dei computer si diffondeva attraverso riviste specializzate e libri di varia natura.

Quando, nel 1985, iniziai ad utilizzare il mio primo computer, un Apple ][ (mi piace scriverlo in originale), il primo programma che mandai in esecuzione era un certo Paint. All'epoca mi sembrava tutto naturalissimo ma quello era già il frutto di ciò che stava avvenendo dall'altra parte del globo. La Apple l'anno prima aveva presentato il Macintosh, il primo computer di successo a sfoggiare un'interfaccia utente fatta di pulsanti, finestre e puntatori ma in Italia a stenti si vedevano gli Apple ][ figuriamoci i Macintosh. Oggi leggevo una piccola curiosità su cui non mi ero abbastanza soffermato: il pulsante "OK" che ritroviamo dappertutto tra i nostri sistemi operativi fu "inventato" dalla Apple nel vero senso del termine.

I poveri utenti che fecero da cavia al progetto dell'Apple Lisa, il precursore del Macintosh, si trovarono a fare i conti con due pulsanti, tra i tanti: "DO IT" e "CANCEL". "DO IT" era la parola scelta dagli ingegneri della Apple per dare la conferma ad una finestra, ma alcune di queste cavie leggevano la parola "IDIOT" rimanendo perplesse davanti al monitor senza sapere che fare.

Fu così che dopo estenuanti brainstorming e innumerevoli test nacque il pulsante “OK” che oggi noi tutti conosciamo ed apprezziamo (per leggi statunitensi l’avrebbero anche potuto brevettare).

Lisa, a sua volta era un progetto nato “copiando” le idee della Xerox. La Xerox, già nel 1972, aveva messo a punto un computer futuristico chiamato “Alto” il quale era dotato di:

  • Un mouse a tre tasti
  • 128KB di memoria
  • HD su cartuccia da 2.5 MB
  • connessione di rete ethernet
  • interfaccia utente a finestre
  • linguaggio di programmazione SmallTalk (un’immagine in figura)
  • un pad esterno dotato di 5 tasti aggiuntivi configurabili dall’utente


In pratica molto di quello che abbiamo oggi sulle scrivanie è nato in quel progetto: e non parlo solo dell’interfaccia grafica o del mouse. Parlo di un computer nato per essere connesso ad una rete locale. Parlo di un linguaggio di programmazione che è ancora oggi pesantemente copiato dai più moderni linguaggi. Objective C e l’XCode (l’ambiente di sviluppo Apple) sono sicuramente i due più grandi tributi a Smalltalk (anche l’interfaccia ricorda l’immagine che vedete in alto) ma anche linguaggi come Ruby, Java o C# devono molto a Smalltalk (alcuni stili di sintassi, il concetto di reflection (!!) e ovviamente la programmazione ad oggetti).

In pratica i progettisti di Alto, e di tutto ciò che gli ruotava intorno, già nel 72 avevano fatto una profonda immersione in tutte quelle che erano le problematiche di un computer moderno partendo dall’utente fino ad arrivare agli sviluppatori. Lo stesso Steve Jobs, nell’intervista che in basso (minuto 4:30) ammette che di tutte le cose che aveva visto alla Xerox, lui si accorse solo dell’interfaccia grafica: della programmazione object oriented e della connessione ethernet (con client di posta) che pure gli fu mostrata, lui non vide niente.


E pensare che di quel progetto così strano ne la Xerox, ne la Apple, ne la Microsoft hanno saputo capirne il vero valore…

Zac

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MS: Vecchi formati, nuove specifiche

Idee, Open Source

Nell’evidente tentativo di soddisfare le richieste provenienti da anni dalla concorrenza e dall’UE e nel nome della tanto temuta interoperabilità, Microsoft ha pubblicato delle dettagliate specifiche dei vecchi formati di Office 97-2003. Troppo tardi? Può darsi… Ma sicuramente un passo avanti verso una visione meno chiusa del software e una mossa sulla quale pochi avrebbero scommesso fino a pochi mesi fa.
Qualcuno fa notare come tutto ciò avvenga proprio qualche giorno dopo il pensionamento di Bill Gates. Comunque, non credo che Steve Ballmer sia in alcun modo più aperto di Bill nei confronti delle filosofie open. Inoltre, bisogna riconoscere che Microsoft negli ultimi tempi ha iniziato delle collaborazioni a vario titolo con il mondo open source che dopo le dichiarazioni di guerra di Ballmer nessuno avrebbe mai potuto immaginare.
Attenti però, a guardar bene il trucco c’è… Tra le condizioni per l’uso delle specifiche rilasciate c’è scritto che non servono autorizzazioni per implementare software open source a partire dalle specifiche, a patto che tali implementazioni siano distribuite con modalità “non commerciali”. Insomma, aperte sì, ma fino ad un certo punto :|

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Keep In Tech Syntax Highlighter plugin for Wordpress

Idee, Web, Zac Tools

Hi, I made a very simple Wordpress Plugin to integrate the javascript library Syntax Highlighter from Alex Gorbatchev into your post. Just download the zip file and extract it in your Wordpress plugin folder. Then go into the Wordpress administration section and activate the KIT Syntax Highlighter plugin.

Usage is very simple. Enclose your code between:

See the site of Syntax Highlighter for more options and languages.

I also use Code Markup plugin for solving wordpress problem with double quotes.

Good Coding!

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