Cadere in trappola nella rete :(

Vi propongo la lettura di un interessante articolo di Richard M. Stallman che parla di una trappola in cui siamo cascati tutti con l’adozione di PHP, Javascript, ASP, JSP, Java e compagnia bella: lui la chiama la Trappola Javascript.

Il problema risiede nel fatto che la maggior parte delle web application che utilizziamo non sono open source in quanto non garantiscono i celebri 4 diritti dell’utente di software. Pensando che l’HTML o gli script JS, a cui accediamo tramite i nostri browser, siano sufficienti a garantirci l’apertura dei sorgenti, facciamo un errore madornale e non soltanto perché essi sono generati dinamicamente da codice che il più delle volte non è disponibile, ma anche perché non possiamo modificarli per fare in modo che la web application risponda meglio alle nostre esigenze.

Ossia la web application si comporta come un’applicazione closed source in quanto, anche avendone i sorgenti, non possiamo modificarla direttamente (al più la possiamo replicare su un nostro server) e anche modificando il sorgente lato client, gli attuali browser non consentirebbero l’esecuzione dei nostri script modificati o personalizzati. E non parliamo poi di quando utilizziamo applet, flash, sgnaps e cotillon vari ed eventuali. E’ una sorta di tivoization fatta su codice che il più delle volte non è nemmeno dichiaratamente open source (lo è in quanto siamo in grado di scaricare la porzione lato client).

La posizione in merito è decisamente forte e per alcuni potrebbe non essere facile accettare in toto le opinioni di Stallman. Ripudiare qualsiasi web application in funzione del fatto che utilizza codice, di fatto, non modificabile, potrebbe sembrare un eccesso, ma non si può negare che la recente esplosione del web 2.0 è in parte dovuto anche al controllo che i produttori di web application hanno sul loro software. I vari web office, web photoshop e web os non soffrono certo del problema della pirateria, del supporto tecnico su macchine ignote ed anzi, ci hanno pure guadagnato la gestione imperitura dei documenti dei loro utenti e l’uso a scopo pubblicitario che potrebbero fare/fanno. Molti produttori di software questo lo hanno capito molto bene e stanno dirottando i loro utenti verso questo genere di soluzioni.

E’ come se fossimo vittima di una sorta di principio di conservazione della chiusura dei sorgenti che, risolto il problema lato desktop, si ripropone, amplificato, sul web.

Leggendo l’articolo, mi sono chiesto se anche questo blog vi rendeva utenti incatenati da abiette politiche privatistiche; mi sono consolato col fatto che quello che scrivo è pubblico come anche il motore che muove il tutto. Magari non sarete in grado di sostituire il tema di KIT da soli o aggiungere una feature a questo blog (per togliere la pubblicità c’è Ad Block Plus), ma collegandovi al feed RSS potrete avere il vostro KIT personalizzato! (Fatto?)

Dovremmo lanciare la certificazione “Open Web Site”…è un idea. Che ne pensate?

Zac

Tsk…Miliardari

Tratto da Wikipedia:

While still with HP, Wozniak describes his moonlighting development, with Jobs, of the prototype of the arcade game Breakout for Atari, Inc in only four days. He also describes, without bitterness, how Jobs shortchanged him on the job. Jobs, who worked for Atari Inc., said he would give Wozniak half of “whatever they paid him” for development of the game. Jobs subsequently gave Wozniak $375, saying Atari Inc. paid him $750 for the game. Later Wozniak found out that Atari Inc. actually paid Jobs five thousand dollars for the game.

Immersi nel web

Nel seguire i blog o i propri feed RSS di tecnologia, mi rendo conto che, al di la della crisi economica che aleggia sulle nostre teste, nel mondo degli sviluppatori c’è un alacre lavorio in mille direzioni che, più che un web, sta portando alla costruzione di un mastodontico formicaio, ogni ramo del quale è fitto di idee, sostenitori più o meno accaniti ma, a mio avviso, mancante di quello spirito di integrazione col resto che si vedeva nella prima repubblica del web. Attenzione parlo di spirito e non di materia.

Parlo di linguaggi, tecnologie, browser e sistemi operativi. In ciascun ambito si può intravedere una scintilla di secessione, un modo di differenziarsi dall’antagonista quel tanto che basta per costringere i propri, a volte involontari, sostenitori o fruitori a non riuscire più, per pigrizia o per abitudine, a rinunciare alla scelta fatta. Per costringere l’utente ad entrare in un tunnel monomarca in cui si accetta tutto di quel brand oppure si è messi ala porta. Ed a quanto pare la gente è contenta di essere indirizzata in questo modo.

Parliamo di linguaggi. Ci sono quelli che ti offrono la pappa pronta, che cavalcano l’onda di una giovinezza perpetrata a colpi di imposizioni da monopolio (chi ha detto C#?) e quelli che cercano di convincere il mondo che i programmatori duri e puri non hanno bisogno di costrutti omogeneizzati ma di essere inseriti in dei contesti dove vince il buon senso, il riuso di tecniche assodate e ben collaudate e l’apertura degli standard (e qui la curva dell’Open Source penserà ai linguaggi GNU, altri a Java). In ogni caso, una volta immersi in un contesto, passare all’antagonista può creare traumi psicologici di non facile cura. Se scegli il linguaggio porti a casa tutto il pacchetto (DBMS, telefonino, sistema operativo, browser e bicicletta con cambio shimano a 18 velocità o a scelta il vibrotutto scioglipancia).

In molti, traumatizzati dalle precedenti migrazioni di contesto, si trovano, parati davanti a loro, eserciti di [PHP 5, Ruby, Groovy, Python 3000, JavaFX] oppure [Ubuntu, Opensuse, SlackWare, Windows XP, Windows Vista, Windows 7, Mac OS X] oppure [.Net, Java, C/C++] oppure [iPhone, Symbian, Android] tutti con i loro bei toolkit ed i loro bei video su YouTube che dicono “Can Your (Language|IDE|Browser|Phone|SO) do This?”…il più delle volte rimango abbagliato da tali potenzialità ma poi ricordo di essere quell’ingegnere informatico che le barzellette additano come “colui che risolve in modo incredibilmente efficiente un problema che prima non avevo” allora torno tranquillo a riprendermi dallo smascellamento di cui sopra e mi chiedo se davvero vale la pena migrare oppure no.

Eclatante il caso dei browser. Capeggiati dalla Apple al grido di “via Flash dai vostri siti” si addita il pargolo di mamma Adobe (proprio l’Adobe alleata storica di Apple) come essere il prodotto informatico più pesante per le nostre CPU (mobili…è scritto in piccolo nei proclami Apple), secondo solo al famigerato Vista. Adesso è tutto un tripudio di soluzioni alternative a Flash, ed intorno al suo capezzale si muovono squali famelici dai nomi Silverlight, JavaFX, MoonLight, Canvas di HTML 5 con l’ormai indomito Javascript, incontrastato dazio da pagare alla più misera pagina web che voglia elevarsi dal più elementare saluto al mondo intiero (e chi mi capisce alzi la mano).

Adesso ci si mette Mozilla. Nata come fulgido esempio di Bazaar contro la cattedrale dalle tetracromiche finestre, sta ultimamente balzando di palo in frasca, rincorsa da Google, che vorrebbe farne un’arma di distruzione di massa e che, nelle sue greche incarnazioni (questa non la capite), lascia intravedere oscuri presagi di tragedia. Un tempo, quando i miei caratteri più premuti della tastiera erano “<" e ">” bestemmiavo contro la mancanza di standard nell’HTML, visto che i siti che realizzavo funzionavano solo su un browser per volta, a meno di non ricorrere ad orpelli vari che, di fatto, raddoppiavano lo sforzo di progettare un sito web. Anche all’epoca, così come oggi, si creavano le schiere dei Guelfi IEsiani, contro i Ghibellini Mozilliani.

Ora che anche Internet Explorer ha capito che l’HTML è, suo malgrado uno standard, l’attenzione si sposta sulle Rich Internet Application…li nessuno ha detto niente…e come il pasticciotto leccese, diventato leccese per scarso interesse degli altri comuni italiani, anche per le RIA, chi prima arriva, prima alloggia. Questa volta, però, sembra che nessuno stia combattendo per uno standard, ma ognuno porta avanti una sua idea differente di vedere le RIA. E quindi la Microsoft, che ha gli orologi di internet puntati a circa due anni indietro al resto del mondo, ci propone la sua copia di Flash, che però col DotNet è più bella, più facile e più EZ per tutti. Java che in questi anni ha scavato sotto i nostri piedi di nascosto si propone con JavaFX, che è sempre lo stesso java di prima solo più cool, più trendy, più…buh…quelli che lo usano dicono che è bello…ma secondo me solo perché si sbrigano prima a definire le interfacce al posto di usare le solite librerie Swing. Poi c’è MoonLight…lasciamo perdere. Poi c’è l’HTML 5 con il suo Canvas…bello, wow, woot, graaande…però è uno standard imposto da Apple, imposto per il suo iPhone, per il store e per tutto ciò che ci gira intorno…ed il contributo della community, va a farsi benedire. E Mozilla che fa? Visto che con XUL non se l’è filata nessuno (o molto pochi), adesso eleva JavaScript a linguaggio di primo livello, in grado di girare solo su Firefox, per sviluppare applicazioni web di nuova generazione; e dimostra che col suo browser possiamo addirittura fare un sistema di motion tracking (citiamo anche il recente Bespin, esempio di transumanza di massa, verso gli IDE web based)

Bello, open source…non dico di no…anzi…ma gli standard? Io che sono un programmatore dovrò dire le stesse parole di chi sviluppava siti con FrontPage? “Attenzione questo sito si può vedere solo con Firefox…gli altri browser, d’altronde non valgono niente…”…mmmhhh…no…non sarebbe nel mio stile. Rinunciamo al progresso e ci teniamo HTML4….mmah…non saprei.

Fatto sta che comincio ad averne abbastanza di sentirmi diviso tra Apple/Windows/GNU-Linux, tra Firefox/Safari/Internet Explorer (lo metto per voi che vi immedesimate nell’io della frase), tra .Net/Java/Gnu/ObjectiveC, tra iPhone/Symbian/Cineserie varie….

Anzi a tal proposito…la cosa che mi ha spinto a scrivere questo post è stato proprio l’imperversare delle cineserie nel mondo informatico. E’ tutto un copiare l’interfaccia, lo stile, ed il minimalismo dei prodotti Apple: fanno un netbook? l’ho fanno come il MacBook Air, però brutto e magari con una distro linux che scimmiotta Mac OS X. Devono fare un Reader di eBook? Un tempo avrebbero fatto un mostro multiforme, stracolmo di pulsanti. Adesso hanno imparato il design e lo stile e lo fanno minimalista…prendono un’iPod, lo fanno grande come un quaderno e voila…l’eleganza della soluzione cinese…Un iPoddone che vi consente di leggere libri. Per non parlare dei cellulari. A parte quell’orrore di usabilità di Windows Mobile, che se avete un dito sottile come uno stuzzicadenti poi orrore non è, tutti copiano l’interfaccia dell’iPhone…come se il pubblico fosse un blob beota che non sa usare un cellulare se non trova in esso l’esatta disposizione dell’interfaccia come sull’iPhone.

Io apprezzo la diversità, la customizzazione, l’estensibilità e anche il coraggio di proporre idee innovative ed intelligenti. Riesco ancora ad apprezzare il fatto che posso ammutolire la sveglia del mio cellulare quando, a occhi chiusi lo prendo e trovo a tentoni il tasto per spegnerla. Ci vuole la capacità di proporre soluzioni nuove ma che siano aperte a tutti, e non blindate dietro una licenza che accetto solo perché il web mi ha bombardato così tanto da desiderare un oggetto indipendentemente dalla sua funzionalità o dalle sue restrizioni. E soprattutto voglio avere la libertà di migrare da una soluzione all’altra senza dover passare da mille club, gruppetti e curve da stadio di qualsivoglia natura.

Se siete arrivati fino a qui vi ringrazio per la pazienza.

Zac