LINA – write for Linux, run everywhere

LinuxDevices.com ci avvisa che sta per essere rilasciato il codice sorgente di LINA: un software che consente di eseguire i programmi scritti per Linux all’interno di Windows e MacOS X senza grossi patemi e con il look-and-feel della piattaforma ospitante.
Che scoperta, già lo si può fare con Java e Mono. In effetti il funzionamento di LINA ha qualcosa in comune con quelle architetture, ma fa ben di più: porta le applicazioni native per Linux nelle altre piattaforme senza alcuno sforzo, almeno ciò è quello che gli autori ci dicono.
Il punto di contatto tra LINA e le altre architetture è la presenza di una virtual machine per ogni piattaforma ospitante che esegue il bytecode compilato una volta e usato ovunque. La differenza maggiore sta nel fatto che in realtà questa virtual machine altro non è che un kernel di Linux opportunamente modificato per funzionare come applicazione all’interno di un altro sistema operativo.
Che dire? Aspettiamo che esca per provarlo. Comunque il nome LINA è una bella trovata perché sta per: “Lina Is Not an Acronym”. Teniamoci informati su questo sito.

Denunciami per primo, Microsoft!

Ecco un’altra bella iniziativa del popolo della rete nei confronti delle misere tattiche da multinazionale messe in atto dalla mai troppo vituperata Microsoft: dopo aver sfidato il colosso con l’iniziativa ShowUsTheCode, addesso ci riprovano con SueMeFirst, un modo che non è una sfida a chi vincerà in tribunale ma solo un modo per dire: “facciamola finita una volta per tutte…se sono colpevole mi ritiro ma se sono innocente non ci scassare più le balle con queste fesserie!”. Mi piacerebbe vedere il faccione di FrankenSteve quando avrà (se lo avrà) saputo di questa iniziativa, occupato com’è a rilasciare interviste su come è brutto l’iphone, su quanto non è aziendale l’iphone, su quanto l’iphone costi etc etc. Ma pensa alle boiate che fate voi piuttosto! Bah.

Dojo cambia approccio

Il noto toolkit Enterprise Ready sta cambiando filosofia ma soprattutto sta cambiando quasi del tutto il proprio codice!

Non è così frequente che una libreria di successo adottata da grandi come AOL, IBM e altri ancora, venga riscritta praticamente da zero cambiando struttura, metodi e funzioni base al fine di ampliare il target di utilizzo e migliorarne funzionalità e rapporto potenzialità / peso.

Uno dei difetti più noti di questo toolkit è infatti la sua dimensione non affatto contenuta per il Web.

Tra gli utilizzatori più assidui troviamo in alta percentuale sviluppatori intranet, dove 10 Kb o 1 mega di libreria sono quasi impercettibili.

Praticamente inutile a questo punto lo sforzo di AOL nello scegliere di ospitare la grande libreria in uno dei propri server al fine di agevolare il caching della stessa, mentre è sicuramente interessante la decisione presa dagli sviluppatori di questo toolkit: rilasciare una versione più leggera, segmentata e migliore prima del rilascio di un’attesa versione 1.0.

La differenza principale sarà caratterizzata da una doppia versione del framework, Dojo, per eventi, funzionalità base e altro ancora, e Dijit, per tutti i componenti aggiuntivi da sfruttare tramite Dojo o tramite dipendenze ben organizzate in una struttura suddivisa in modo scrupoloso.

Il consiglio degli stessi sviluppatori è quello di passare subito alla Milestone 2, versione che preannuncia l’imminente beta prevista entro il prossimo mese.

Se però avete già Dojo e sfruttate componenti come l’Editor o altri non ancora presenti nella nuova versione, aggiornate almeno alla 0.4.3 per risolvere problematiche di XSS durante lo scambio dati asincrono.

Notizie dal mondo libero

E’ indubbio che in questi giorni il mondo del Software Libero stia vivendo quella sorta di riconoscimento che da anni si attendeva. Il lavoro dei tanti volontari dei vari LUG, e di tutti gli sviluppatori finalmente ha permeato quel muro di gomma alzato nei decenni passati dalle multinazionali del software commerciale. Oggi ci rendiamo conto dell’importanza di non imprigionare il sapere in stupide licenze e brevetti che ne limitano l’utilizzo ed impediscono lo sviluppo della conoscenza in generale:

  • Una distribuzione come Ubuntu sta riuscendo a spostare l’interesse dei produttori di hardware a rilasciare software Open Source
  • sempre più nazioni scelgono Linux per l’informatizzazione dei loro rapporti col pubblico
  • i formati dei documenti diventano aperti
  • una multinazionale come Sun ha rilasciato il suo gioiello della corona (Java) sotto licenza Open Source
  • anche alcuni commercianti hanno registratori di cassa con linux :)
  • escono telefonini e palmari con software Linux

Purtroppo le multinazionali non stanno a guardare ed in qualche modo difendono gli interessi dei loro stessi azionisti (alcuni di essi potremmo essere noi stessi), ma a volte lo fanno giocando sporco. In particolare è di questi giorni l’ennesimo tentativo di Microsoft di infondere il terrore nei principali operatori del settore per convincerli che se i loro clienti dovessero scegliere Linux sarebbero perseguitati dalla Santa Inquisizione di Redmond per violazione dei brevetti. La realtà è ben diversa: si tratta delle solite mezze verità dette a scopo di infondere il terrore negli utenti, lo stesso terrore che stanno provando quelli della Microsoft al solo pensiero che gli utenti di tutto il mondo si rendano conto di quanto scarsi siano i loro prodotti.

E ad ogni modo la soluzione è dietro l’angolo: già tempo fa il mondo del Software Libero aveva invitato la Microsoft a indicare quali fossero le presunte violazioni; e la Microsoft ha declinato. Se ora volesse trascinare qualcuno in tribunale sarebbe costretta a rivelare a quali brevetti lei faccia riferimento e le strade sono due:

  • o ci si faranno delle gran risate scoprendo quanto infondate saranno queste accuse
  • o le accuse saranno fondate, le accuse saranno redatte su atti pubblici e, dopo un primo tracollo di Gnu/Linux, si potrebbero modificare i codici affinchè non violino più tali brevetti

Sia chiaro che tutto ciò vale solo per gli Stati Uniti, visto che in Europa non esistono i brevetti sul Software (e preghiamo i politici affinchè non facciano mai gesti così sconsiderati). Ad ogni modo anche gli utenti di Windows dovrebbero sentirsi poco tutelati vista la sua caratteristica di essere un’azienda fondata sulle copie del lavoro altrui (non per altro l’ultimo Windows si chiama Vista…perchè hanno copiato quello che hanno visto fare agli altri).

Bah!